Retrospettiva su Haile Gerima

La retrospettiva integrale dei film di Haile Gerima, a cura di Daniela Ricci, è la seconda tappa del progetto dell’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza Visioni del rimosso. Lo sguardo cinematografico sul colonialismo italiano.
La valorizzazione dei materiali d’archivio, tra cui la memoria filmica, ci conduce con Haile Gerima a sovvertire lo sguardo sulla storia del colonialismo italiano e non solo.
Figura di spicco delle cinematografie d’Africa e afro-americane, riferimento per il cinema indipendente, l’etiope Gerima è stato tra i fondatori della “Scuola dei registi neri di Los Angeles”, il movimento che nei ferventi anni ‘70 sperimenta nuove estetiche, rompendo con le logiche narrative e produttive hollywoodiane. La sua opera scaturisce dall’urgenza della collera contro ogni forma di oppressione – sia essa coloniale, feudale, razziale, sociale o culturale. Esplorando il presente, il passato e il rapporto con le radici, fino a ricostruire la storia di un popolo, come cura contro l’alienazione, la sua macchina da presa si fa arma di resistenza e di lotta per la memoria.
Tra i film da noi proposti figurano:
- Hour Glass, 1971
Un giovane afroamericano rifiuta il ruolo di “gladiatore moderno” impostogli dalla società e trova una nuova consapevolezza attraverso gli scritti postcoloniali e il pensiero dei leader dei diritti civili. Hour Glass (1971), cortometraggio d’esordio di Haile Gerima realizzato alla UCLA, utilizza un montaggio allegorico audace e la fotografia di Larry Clark, diventando un’opera simbolo della L.A. Rebellion, il collettivo dei registi neri di Los Angeles.
- Child of Resistance, 1972
Film sperimentale e metaforico, ispirato a un sogno che il regista stesso ha fatto all’indomani dell’arresto di Angela Davis. Una donna impegnata nella lotta per la giustizia si ritrova in carcere: sullo schermo prendono forma le sue paure e l’oppressione sociale, catene reali e simboliche, ma anche la liberazione del suo popolo. Con un montaggio disgiuntivo ed un’estetica personale Gerima si afferma come regista della resistenza
- Bush Mama, 1975
Girato in 16 mm in bianco e nero con la fotografia di Charles Burnett, Bush Mama conclude la trilogia di Gerima sulla condizione dei neri negli Stati Uniti, diventando un’opera chiave del New Black Cinema. Nel ghetto di Watts, Dorothy sviluppa una coscienza politica che si collega anche alle lotte del Sud globale, mentre il film denuncia con forza la violenza sistemica ancora oggi attuale.
- Mirt Sost Shi Amit –Il raccolto dei tremila anni, 1976
Ambientato in un villaggio etiope, Il raccolto dei tremila anni racconta la lotta di una famiglia contadina contro il sistema feudale, gli espropri e il colonialismo. Girato nel 1974 in condizioni estreme con attori non professionisti, il film trasmette un forte senso di urgenza e diventa il ritratto di un popolo in cerca di giustizia. Vincitore del Leopardo d’argento a Locarno, è stato restaurato nel 2006.
- Wilmington 10 – USA 10, 000, 1978
Documentario corale sul razzismo e sulle distorsioni del sistema giudiziario, incentrato sul caso dei “Dieci di Wilmington”, nove uomini neri e una donna bianca incarcerati ingiustamente negli anni ’70. Attraverso le testimonianze dei prigionieri politici e delle loro famiglie, Gerima mostra un’esperienza di oppressione che trascende tempo e luogo.
- Ashes and Embers (Ceneri e braci), 1982
La rivoluzione interiore di Nay Charles, un reduce del Vietnam che alienato e tormentato vaga nel caos politico alla ricerca di un senso. L’incontro con la nonna, depositaria della memoria della schiavitù e delle leggi razziali, lo porta a ripensare non solo il suo ruolo nella guerra, ma anche quello di uomo Nero negli Stati Uniti.
- After Winter – Sterling Brown, 1985
Ritratto del poeta eponimo, figura emblematica della Harlem Renaissance degli anni 20. In un dialogo con gli studenti dell’università Howard di Washington (dove insegnavano il regista Gerima e lo stesso Sterling Brown), l’autore di After Winter ritorna sulla sua storia, sulla sua opera e sull’eredità culturale di artisti africani americani.
- Sankofa, 1993
In lingua akan, il Sankofa rappresenta l’esortazione a conoscere il passato per costruire il futuro, monito fondamentale per la diaspora. Davanti alla casa degli schiavi di Cape Coast in Ghana, la modella africana americana Mona viene richiamata dagli spiriti; trasportata nel passato in una piantagione di zucchero diventa Shola. Un contro racconto sulla resistenza degli schiavi narrato dal loro punto di vista, con uno stile non lineare dove si intrecciano memoria, oralità e linguaggio iconico. Opera indipendente, Sankofa rimane un film cult.
- Imperfect Journey, 1994
In questo “viaggio imperfetto” Gerima attraversa l’Etiopia del post Guerra fredda, dalla sua natale Gondar ad Addis Abeba, in compagnia di Ryszard Kapuscinski. Dalle testimonianze delle famiglie degli oppositori politici giustiziati dal regime di Menghistu e dai racconti degli abitanti sulle condizioni di vita dopo gli anni del “terrore rosso”, emerge un presente complesso.
- Adwa. An African Victory, 1999
Gerima rivisita la battaglia di Adua (1896), in cui il popolo etiope al seguito dell’imperatore Menelik II e della moglie Taitu sconfisse le forze d’invasione italiane. Con un approccio metadiscorsivo e un’estetica composita, quest’opera complessa interroga la storia e la sua trasmissione. La memoria anticoloniale dei più anziani si intreccia con la rilettura di diversi materiali d’archivio, miti, monumenti, iconografie, racconti, poesie e canti popolari su questa vittoria etiope, divenuta un simbolo per il movimento panafricano.
- Teza (Rugiada), 2008
Nel 1991 l’intellettuale Anberber torna nel suo villaggio etiope e trova un paese devastato dalla violenza del Derg. Segnato dalle proprie ferite e dalla memoria del padre ucciso dagli Italiani, tenta di ricostruire la propria identità e la storia del suo popolo. Con una narrazione a spirale fatta di ricordi e flashback, il film intreccia memoria personale e analisi politica. Premio Speciale della Giuria a Venezia.
- The Maroons, 2018
Un film sui Maroon ovvero gli schiavi fuggiaschi che crearono le loro comunità indipendenti negli Stati Uniti. In quest’ultimo lavoro Gerima riprende le tematiche che da sempre animano il suo cinema: la resistenza, la lotta per la memoria e per la libertà, confermando l’importanza di far emergere realtà ed esperienze omesse dalla narrazione storica ufficiale.