“Sciuscià”: una parola chiave per il secondo dopoguerra nel Novecento e oltre. Presentiamo al Polo il 21 maggio l’ultimo libro dello storico Bruno Maida

“Sciuscià”: una parola chiave per il secondo dopoguerra nel Novecento e oltre. Presentiamo al Polo il 21 maggio l’ultimo libro dello storico Bruno Maida

 

Il 21 maggio, ore 18, Polo del ‘900

l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza e Istoreto

organizzano la presentazione del volume di Bruno Maida

Sciuscià – Bambini e ragazzi di strada nell’Italia del dopoguerra 1943-1948, Einaudi 2024

L’autore ne parlerà con Marta Margotti e Maria Paola Pierini. Introduce Micaela Veronesi

 

«Sciuscià», una parola resa celebre dall’omonimo film di Vittorio De Sica,  si deve pensare anche come sineddoche: i lustrascarpe sono la parte visibile di una massa di bambini e ragazzi orfani, poveri e profughi che vivono e sopravvivono nelle strade delle città italiane del dopoguerra, dalla liberazione di Napoli nel 1943 fino alla fine del decennio. I bambini e i ragazzi di strada incarnano il contrasto tra un’infanzia come immagine positiva del futuro e un’infanzia “pericolosa” che vive ai margini della società e spesso è costretta a delinquere. Nacquero allora moltissime iniziative assistenziali, religiose e laiche, per nutrirli, vestirli, educarli.

Il significato profondo della parola ha anche un valore per così dire universale, nel tempo e nello spazio. Raccoglie in sé l’idea di tutte le infanzie vissute ai margini della società nel corso del Novecento, e oltre: vittime dei cambiamenti che investono le comunità dopo guerre e catastrofi oppure espressioni  dell’umanità dimenticata e offesa a ogni latitudine. Sono sotto i nostri occhi i bambini di Gaza e di altri scenari di guerra di oggi…

Le storie degli sciuscià sono raccontate dal cinema, dalla letteratura, dalla fotografia, da diari e memorie. Le pagine che si leggono nel libro dello storico Bruno Maida fanno in modo piano ma rigoroso i conti con tutto questo.