Grenzen
classi III e I, IC Tito Livio, San Michele al Tagliamento (VE), e Geschwister Scholl di Heidelberg, Germania
15′
Scuole
Grazie alla collaborazione tra le due scuole, gli studenti incontrano Gino, figlio di Germano ed esule istriano. Attraverso la sua testimonianza, la ricerca scolastica si trasforma in un’odissea umana che torna all’8 settembre 1943: Germano si trova a Trieste nel caos dell’armistizio, viene catturato dai tedeschi e deportato nei lager (Buchenwald e altri campi di lavoro). Qui, la sopravvivenza è legata a un gesto disperato: Germano canta “Mamma” di Beniamino Gigli per le guardie pur di ottenere il permesso di raschiare il fondo della marmitta del rancio.
Il tema centrale del film è la mobilità del confine, intesa come trauma umano universale del “secolo breve”. Il progetto propone un’importante comparazione storica:
La vicenda di Germano riflette simmetricamente quanto accaduto a milioni di civili tedeschi alla fine delle due guerre mondiali. Come gli istriani, anche le popolazioni civili in Germania (si pensi ai territori orientali come la Prussia Orientale, la Slesia o la Pomerania) subirono lo spostamento forzato e l’espulsione a causa dei cambiamenti dei confini politici decisi a tavolino dai trattati di pace.
Il cortometraggio evidenzia come la sofferenza dei civili non abbia colore politico: sia in Istria che in Germania, lo spostamento dei confini ha prodotto lo stesso esito — la perdita della “Heimat” (la terra d’origine), lo sradicamento identitario e la necessità di ricostruire una vita altrove come profughi.