Molte davvero, quasi centocinquanta, le opere pervenute in questa sesta edizione del concorso. Le numerose scuole che hanno scelto di partecipare sono disseminate un po’ in tutte le regioni italiane, e questo significa che Filmare la storia è ormai un riferimento nazionale, anche se abbiamo notato che al concorso partecipano più le scuole di centri piccoli e medi e meno quelle delle grandi città.

Non è ancora tempo di bilanci, ma qualche constatazione è possibile.
Diminuiscono le opere provenienti dalle scuole elementari, effetto evidente dell’abolizione dell´insegnamento della storia del Novecento nel ciclo primario.
Numerose, invece, le opere provenienti dalle scuole medie. Non avevamo notato negli scorsi anni una così diffusa attenzione a esplorare nuovi temi e nuovi approcci in questo triennio intermedio, che a volte appare un po’ sottovalutato.

Le scelte tematiche e le modalità di affrontarle appaiono comunque interessanti in modo generalizzato, anche rispetto agli scorsi anni. Ci sono evidentemente non pochi insegnanti che scommettono sia sull’efficacia didattica di percorsi di analisi attiva e diretta di ambienti, vicende e personaggi, sia sulla sfida di rappresentare con immagini ben selezionate le scoperte fatte con i loro allievi. Interessanti anche certe formule produttive, in cui scuola e risorse culturali dei territori riescono a coordinarsi positivamente.

Sempre viva rimane peraltro la preoccupazione di scegliere percorsi di lavoro che possano giovare nella formazione di una sensibilità al rispetto umano, ai valori della giustizia sociale e di una democrazia non solo formale.

Il tema della Resistenza, forse non a caso, è tornato a catalizzare l´interesse di parecchie classi, ma anche qui si fanno poche concessioni ai cliché. Chi partecipa a questo nostro concorso coltiva evidentemente l´idea di una didattica che trasmette non ripetendo ma cercando… I premi da quest’anno più numerosi (a quelli tradizionali si sono aggiunti i premi speciali istituiti dalla Regione Piemonte e dalla Città di Torino) consentiranno per fortuna alle giurie di segnalare un numero maggiore di opere meritevoli.