Millenovecento64: trentaduesima rassegna

Seguire la cinematografica italiana anno per anno, come l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza sta sistematicamente facendo del 1984, proponendo delle ampie rassegne, corredate dal ricco e completo catalogo, vale a indurre riflessioni e approfondimenti, riscoperte e riletture in cui il cinema è visto non solo come cinema d’autore, come capolavoro e fenomeno singolo, ma come segno significativo di un contesto storico, economico, sociale, di fermenti ideali o di costume diffusi, di mode, di comportamenti.
Gli anni sessanta, sono una miniera di novità con il grande mutamento che si verifica nella vita della popolazione del nostro paese, affrancata oramai dalle ristrettezze della guerra e del dopoguerra, sollevata anche dalle panie della guerra fredda e del timore nucleare e spinta in modo irrefrenabile verso una società dei consumi.
Cinematograficamente parlando l’anno, 1964, ci porta una miriade di film, un panorama molto variegato dalle espressioni più commerciali e di bassa serialità a grandi film d’autore che spesso imboccano nuovi e originali filoni di ispirazione. In questo senso, nella rassegna, sono proposti otto film a esemplificare il rapporto di alcuni autori con la loro contemporaneità: da Lizzani a Maselli, a Pietrangeli, Antonioni, Ferreri, De Santis, Germi, fino a Pasolini con il suo grande capolavoro Il Vangelo secondo Matteo, un film che solo apparentemente non si riferisce alla contemporaneità, ma che ne è, al contrario, profondamente e drammaticamente intriso.
Michelangelo Antonioni
Deserto Rosso,
Italia, 1964, col
Crisi esistenziale e depressione di Giuliana moglie di Ugo, un ingegnere trasferito a lavorare nelle nuove raffinerie di Ravenna.Il deserto esteriore dello spettrale paesaggio delle raffinerie corrisponde al deserto interiore della donna incapace di instaurare un rapporto col marito, tutto preso dal lavoro, ma anche di costruire un nuovo rapporto con un collega del marito che la corteggia e anche col figlio, a sua volta sofferente per la mancanza di affetto da parte dei genitori.. Dopo un tentato suicidio e un inutile vagabondare si rassegna a vivere come un automa. Leone d’oro alla mostra di Venezia e primo film a colori di Antonioni che dà prova di un grande raffinatissimo virtuosismo nella fotografia.
Sc.: Tonino Guerra, M. Antonioni; Fot.: Carlo Di Palma; int.:Monica Vitti, Carlo Chionetti, Richard Harris
Giuseppe De Santis
Italiani brava gente
Italia, 1964
Mosaico di storie e di personaggi di un reggimento italiano sul fronte russo a partire dall’estate 1941 quando la guerra sembra ancora una facile impresa. Vengono tratteggiate le più varie figure di soldati e ufficiali nei loro caratteri regionali e di classe.Ma la guerra incalza e costringe a far venire fuori la vera natura delle persone, la loro umanità.; Il caratteristico sentimento nazional popolare di De Santis sottolinea la divisione trasversale per cui il nemico è piuttosto il tedesco e con i russi si crea un afflato di solidarietà, denunziando l’assurdità della guerra che per gli italiani diventerà sempre più micidiale e disperata fino alla tragedia finale.
Sc.:Serghej Smirnov, E.De Concini, G.De Santis, Augusto Frassinetti, Gian Domenico Giagni; Fot.: Toni Secchi; Int.: Tatiana Samoilova, Andrea Checchi, Raffaele Pisu,, Riccardo Cucciolla.
Marco Ferreri
La donna scimmia
Italia, 1964
Vicenda ai limiti dell’assurdo e del grottesco, condotta da Ferreri con la sua proverbiale cattiveria ma non senza un’attenta e umana descrizione dei caratteri dei personaggi..
Il girovago Antonio si imbatte in una donna scimmiesca, rinchiusa in un convento. Intravedendo la possibilità di sfruttarla come mostro da baraccone la sposa per sottrarla alle suore e comincia ad esporla al publico. Rimasta incinta, Antonio insiste perché partorisca anche se i medici lo ritengono pericoloso. Maria e il nenato muoiono ma Antonio non rinuncia a esporne i corpi mummificati.Il film fu violentamente combattuto dalla censura tanto che si fece, per l’uscita francese, un finale diverso, quasi un lieto fine.
Sc.: M. Ferreri, Rafael Azcona; Fot.: Aldo Tonti; Int.: Ugo Tognazzi, Annie Girardot
Carlo Lizzani
La vita agra
Italia, 1964
Luciano Bianchi, intellettuale di provincia impiegato al circolo operaio di una miniera abbandonata famiglia e lavoro e si trasferisce a Milano deciso a compiere un attentato terroristico contro la sua ex azienda per vendicare 43 operai morti al fondo di miniera che l’azienda non aveva voluto mettere in sicurezza. Vive di lavoretti, traduzioni, con una ragazza anch’ essa militante politica incontrata a una manifestazione. Ma a poco a poco il moloch del capitalismo lo fagocita e finisce per integrarsi e entrare nella schiera dei pubblicitari ben pagati e schiavi dei padroni, abbandonando la ragazza e rientrando nel vecchio alveo familiare.Trasposizione del romanzo omonimo di Luciano Bianciardi.
Sc.: Sergio Amidei, Luciano Vincenzoni; Fot.: Erico Menczer; Int.: Ugo Tonazzi, Giovanna Ralli
Pietro Germi
Sedotta e abbandonata
Italia, 1964
La giovanissima e bellissima Agnese tenta di ribellarsi, rifiutando la fuitina, a cui il padre la vorrebbe costringere, con il suo violentatore, per poter poi arrivare in modo onorevole al matrimonio riparatore. Ma le pressioni morali e fisiche della famiglia alla fine la costringono a cedere. In pompa magna avverrà il matrimonio, e contemporaneamente, nascosto agli occhi di tutti per non rovinare la festa, la morte per un colpo del padre.. Ideale continuazione di Divorzio all’italiana in una Sicilia arcaica, ferma nei suoi costumi, nei personaggi, nell’ambiente.
Sc.: P. Germi, Luciani Vincenzoni, Age (Agenore Incrocci) e (Furio) Scarpelli; Fot.: Ajace Parolin; Int.: Stefania Sandrelli, Saro Urzì, Lando Buzzanca, Leopoldo Trieste.
Antonio Pietrangeli
Magnifico Cornuto
Italia, 1964, col.
Pietrangeli ambienta nella Brescia della borghesia industriale cresciuta e arricchitosi con il ‘boom’ una celebre pochade degli anni Venti, Le cocu magnifique. Nel film un industriale ossessionato dall’idea che la moglie lo tradisca arriva alla fine a indurla davvero all’adulterio. Ancora una volta il regista si mostra efficacissimo nel riprodurre quel clima medio borghese di provincia in cui i riflessi dei cambiamenti sul piano della cultura e dei comportamenti nell’Italia che si industrializza e modernizza hanno un’incidenza solo superficiale su una compagine sociale, soprattutto nella sua componente maschile, che risulta alla fine ben poco aperta a forme di reale emancipazione e abbarbicata invece ai vecchi modelli , in primis, nonostante le apparenze, proprio nell’ambito sessuale.
Sc.: Diego Fabbri, Ruggero Maccari, Ettore Scola, Stefano Strucchi; Fot.: Armando Nannuzzi; Int.: Ugo Tognazzi, Claudia Cardinale, Salvo Randone, Bernard Blier
Francesco Maselli
Gli Indifferenti
Italia, 1964, b/n
Il film rilegge per lo schermo il primo romanzo di Moravia, offrendo una rappresentazione densa e articolata del clima culturale e morale dell’Italia del fascismo. Maselli evoca nel suo ricco e duttile bianco e nero tutta l’incapacità borghese di travalicare gli argini, quelli costituiti dalla demolizione fascista dei valori storici e sociali, ma anche quelli, più sfumati ed esistenziali, indotti dalla precarietà di ogni cosa nel tempo, sentimenti, bellezza e poteri connessi. I suoi personaggi rimangono alla fine sospesi e schiacciati, nella proprià, pirandelliana, ricerca di realizzazione, nel combinato disposto delle convenienti regole del gioco che il fascismo impone e delle incontrollabili (e incontrollate) alchimie del profondo.
Sc.: Suso Cecchi D’Amico, F. Maselli; Fot.: Gianni di Venanzo; Int.: Claudia Cardinale, Rod Steiger, Shelley Winters, Tomas Milian
Pier Paolo Pasolini
Il Vangelo secondo Matteo
Italia, 1964, b/n
Insieme trasposizione delle tappe della vita di Gesù e frutto di un intenso investimento ideologico e passionale da parte dell’autore, della sua personale sensibilità culturale e del suo gusto figurativo, il film è ambientato in Palestina, ma è in realtà girato in vari luoghi dell’Italia rurale meridionale, ed è interpretato da attori non professionisti e comparse scelte tra i contadini, il che facilita l’introduzione di un doppio registro linguistico, lingua e dialetti, ma anche da alcuni intellettuali amici, oltre a Ninetto Davoli e alla madre del regista. Il Vangelo pasoliniano ci presenta un Cristo combattivo e polemicamente vocato allo scandalo, proiezione in alcuni atteggiamenti dello stesso regista (che lo riprende spesso nel film da dietro alle spalle con la cinepresa a mano) e di quella cultura innovatrice promanante dal Vaticano II e dal pontificato di Giovanni XXIII, cui il film è esplicitamente dedicato. Il Vangelo è anche un punto d’arrivo di quel percorso del primo Pasolini che lo porta a lasciarsi progressivamente alle spalle i “ragazzi di vita” per accostarsi alle dimensioni del mito.
Sc.: P.P.Pasolini; Fot.: Tonino Delli Colli; Int.: Enrique Irazoqui, Margherita Caruso, Susanna Pasolini
In collaborazione con Fondazione Centro Sperimentale di cinematografia/SNC CINETECA NAZIONALE
Museo Nazionale del Cinema di Torino Fondazione Maria Adriana Prolo
Associazione Museo Nazionale del Cinematografia
con il contributo della Direzione Generale Cinema Ministero per i beni e la attività culturali
della Regione Piemonte
a cura di Paola Olivetti, Baldo Vallero, Stefano Boni, Corrado Borsa, Emanuela Maranci